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Tragicommedia musicale. Una regina senza più regno, una famiglia, e un lungo viaggio sul viale del tramonto.

tragicommedia musicale en travesti

Sappiate che questa è la mia ferma volontà.
Scrollare via tutte le incombenze e le preoccupazioni
dai miei vecchi anni, per affidarle a forze più giovani.

Ditemi, figlie mie:
chi di voi mi ama di più?

Queen LeaR
Queen LeaR, tragicommedia musicale en travesti

Ispirato a Re Lear di Shakespeare, è uno spettacolo popolare e alto al tempo stesso - come vuole la tradizione elisabettiana.
Scritto da Claire Dowie, musicato da Enrico Melozzi, diretto e interpretato da cinque drag queen - perfetta declinazione contemporanea del fool shakespeariano.

SINOSSI
Lea Rossi è emigrata durante gli anni ’70 nel Regno Unito, dove ha aperto un negozio di giocattoli, la cui insegna recita “Lea R.”; ma il tempo è passato ed è giunto il momento di chiudere l’attività. Alle prese con il decadimento fisico, l’anziana e caparbia signora si scontra con le tre figlie e la fedele amica Kent, che cercano di prendersi cura di lei, in un viaggio lungo il suo personale viale del tramonto.

La tragedia shakespeariana viene riletta in chiave drag queen e calata in una realtà contemporanea: al posto del vecchio re c’è ora una “regina” che non sa rinunciare al suo regno, fatto di bambole e ricordi, i castelli sono monolocali, le brughiere ospizi, e la pazzia è demenza senile.

Queen LeaR raccoglie temi scomodi del nostro tempo – la vecchiaia, l’integrazione, la morte – raccontandoli con lo stile caro alla compagnia, fatto di commistioni tra i generi, una buona dose di ironia, citazioni pop e personaggi sopra le righe – ma non per questo meno autentici.

NOTE DI REGIA
Un’idea concepita in spiaggia sotto il solleone qualche anno fa non poteva che diventare un lungo viaggio in mare. Prima di partire abbiamo scelto le destinazioni e l’equipaggio, tutto il resto è stato una sfida in divenire.

La sfida che affrontiamo con Queen LeaR dal punto di vista registico è la messa a sistema di un metodo di lavoro sperimentato in anni di trascorsi come gruppo, durante i quali abbiamo maturato e verificato la convinzione di possedere una poetica originale, non facilmente accostabile ad altre esperienze. In un progetto come Queen LeaR che pone, come nostra abitudine, obiettivi nuovi come una drammaturgia scritta originariamente in lingua inglese e la composizione originale di tutte le musiche, abbiamo ritenuto importante tenere fermo il pallino della regia sulla nostra storia.

Vogliamo andare lontano ma vogliamo assomigliare a noi stessi, ecco perché abbiamo puntato su di noi, pur essendo tutti in scena. Cosa vogliamo da Queen LeaR lo abbiamo dunque implicitamente detto: aprirci le porte del sistema teatrale estero, emanciparci dall’uso delle canzoni eseguite nella classica maniera “drag” con la tecnica del lipsync cantando tutti dal vivo, restare nell’alveo creativo “Nina’s”, e, naturalmente, far ridere e fare piangere, come sempre.

Vogliamo una storia contemporanea in cui il re è una regina, Lea R., questa è la poetica che abbiamo scelto sin dagli esordi, la nostra maschera è fatta di solo trucco e glitter, è una maschera da commedianti, moderni clown, o se vogliamo, classici shakespeariani, poiché così avveniva ai tempi del Bardo.

Queen LeaR è una storia in cui la regina non è “pazza”, piuttosto affetta da demenza senile, e poiché l’amiamo, l’abbiamo immaginata come una Gloria Swanson sul viale del suo tramonto. Il nostro è un Lear in cui Gonerilla e Regana, prima e secondogenita, non sono le caricature delle sorellastre di Cenerentola, ma due femmine alle prese con una realtà ingombrante, la madre che perde autonomia, i loro piccoli grandi demoni e le loro piccole grandi aspirazioni. Una figlia giovane, Cordelia, che parla col cuore sì, ma anche che sceglie di non stare accanto alla madre, al contrario di Kent, la fedele amica che invece fino alla fine deve restare, nonostante condivida lo stesso destino di esilio della figlia minore. Kent e Lea, una coppia di anziane, che la società non chiama famiglia perché l’amore di solito non ha le sembianze di due vecchie ciabattine.

Nemmeno un maschio in scena? Assolutamente sì, invece, Edmund, il “bastardo” shakespeariano, cui diamo vita imponendo ad Alessio Calciolari il doppio ruolo, è figlio della crasi tra Edgar ed Edmund: è fuori posto ed illegittimo poiché migrante, ma ha a cuore la famiglia, propende ad occuparsi della “sfera umana” e ha un innato ascendente sugli anziani. Edmund è una figura che oseremo definire un “faux king”, che sta ai drag king come una faux queen sta ad una drag queen. Se vi siete persi, pensate a un attore che interpreta un “ipermaschio” all’interno di un ensemble tutto al femminile.

C’è un Matto, un pupazzo cui ha dato luce il burattinaio Salvatore Fiorini, parla a Lea, parla per Lea, parla di Lea, perché le è accanto da sempre, nella vetrina del suo negozio di bambole che sta chiudendo durante l’ouverture, lui ha visto tutto e sa che Lea sta invecchiando prima di diventare saggia. Infine niente cavalieri, brughiere e capanna, ma bambole, panchine e ospizio con altri vecchi, sì, i vecchi, dimenticati da tutti, che sanno ricompensare un cuore generoso, protagonisti di questa storia.
Pareva, tutto ciò, abbastanza per salpare.

Come tenere lontani caos e nevrosi durante le nostre ore in mare aperto? Con la nostra consuetudine a fare riunioni in cui sistematicamente piangiamo la nostra sicura disfatta pochi istanti prima di brindare per un successo scolpito a caratteri d’oro sulla Walk of Fame, un training mattutino a base di rossetto e cioccolato, sedute serali di autocoscienza per persone bionde dentro. Evidentemente potevamo naufragare dopo poche miglia ma sorprendendo noi stessi di tanta razionalità, abbiamo delegato ad ognuno il controllo di un processo.

Lorenzo Piccolo ha seguito il lavoro drammaturgico sul testo di Claire Dowie e la traduzione di Michele Panella, divenendo coautore della traduzione. Sax Nicosia è stato il nostro direttore musicale alle prese con la scrittura di Enrico Melozzi, dalle prime note composte al piano sino alle registrazioni con i 24 elementi dell’Orchestra Notturna Clandestina di Roma, passando e ripassando per Ingresso Artisti di Elena Arcuri e Federico Salerno, dove le Nina’s hanno studiato lungamente per poter cantare. Ulisse Romanò ha seguito la progettazione del lavoro scenografico firmato da Erika Natati mentre ad Alessio Calciolari è andato il compito di coadiuvare Rosa Mariotti nel disegno di costumi, trucchi e parrucche (realizzate da Marco’s Wigs). A Gianluca Di Lauro infine, è toccato l’onere e l’onore di tenere il timone della nave e di intuire quali fossero i venti più propizi, scegliendo quotidianamente quale rotta seguire ascoltando gli umori dell’equipaggio, equipaggio completato dal nostro faro nella notte Andrea Violato, che ha disegnato le luci dello spettacolo, da Alessandro Baldo fonico di palco e dagli assistenti alla regia, alle scene e ai costumi rispettivamente Camilla Brison, Giulia Bruschi e Leonardo Locchi.

Pare si veda un porto ora, denominato Teatro Carcano e là, lontani dalle tempeste che abbiamo attraversato, toccheremo terra, indosseremo i tacchi e canteremo tutto quello che abbiamo visto in questo lungo viaggio.

Le Nina’s, Dicembre 2018

CREDITI
QUEEN LEAR
uno spettacolo Nina’s Drag Queens
testo Claire Dowie da William Shakespeare
musiche originali Enrico Melozzi
ideazione Francesco Micheli
traduzione Michele Panella e Lorenzo Piccolo

interpreti e regia Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro,
Sax Nicosia, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò

scene Erika Natati
costumi Rosa Mariotti
luci Andrea Violato
parrucche Marco’s Wigs
assistente alla regia Camilla Brison
assistente alle scene Giulia Bruschi
assistente ai costumi Leonardo Locchi

incisioni musicali Orchestra Notturna Clandestina, diretta dall’autore

fonico di palco Alessandro Baldo
tecnica Luna Mariotti
preparatore vocale Elena Arcuri
artwork Francesco Calcagnini
foto di scena Valentina Bianchi
sponsor tecnico Samec

produzione APARTE SOC. COOP.
TEATRO CARCANO – TEATRO METASTASIO DI PRATO

produzione Musicale CASA MUSICALE SONZOGNO

con il sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto fUnder35, Manifattura K, Kone Foundation (FI), Kilowatt Festival, Sorellanza

si ringrazia Accademia di Belle arti di Brera, Gianluca Agazzi, Chiara Bartali, Andrea Colombo, Naomi Galbiati, Francesca Sgariboldi, Donatella Mondani, Piccolo Teatro di Milano, Ingresso Artisti, Federico Salerno, Beatrice Palumbo, Leonardo Caruso, Serena Aldrighetti, Fulvio Santarpia, Orlando Manfredi, Salvatore Fiorini, Lorenzo Marquez, Giampiero Caponi, Emiliano D’Urbano, Carla Mulas Gonzales, Valentina del Re, Agnese Sielli, Elisa Agosto, Lodovico Bertuzzi. Viole Chiara Ciancone, Matilde Orsetti, Ambra Michelangeli, Leila Shirvani, Elisa Pennica, Giovanni D’Eramo, Dario Epifani, Joao Tavares Filho, Francesca Raponi, Ludovico D’Ignazio, Giustina Marta, Oriana Santini, Bego Garcia, Valerio Marcangeli, Daniele Moriconi, Giuseppe Rosa, Olena Kurkina, Fabrizio Candidi

RASSEGNA STAMPA
Gli attori-performer-cantanti-ballerini del gruppo delle Nina’s sono precisi in ogni particolare, capaci di entrare ed uscire dai personaggi e dal secolo per renderci complici.
Maurizio Porro, Cultweek

Sapida, geniale, pantagruelica abbuffata di teatro.
Paolantonio Paganini, Lo Spettacoliere

Una grande ricerca artistica: Queen Lear è infatti un caleidoscopio di stili, linguaggi, registri. (…) Tutto si intreccia, con rispetto, senza prevaricazioni, dando vita ad un nuovo linguaggio molto potente. Un arabesco infinito e corale di gesti, parole, canzoni, musica ed immagini. (…) Perchè la loro poetica, che nasce da percezioni e espressioni spontanee, è cosi potente da risvegliare in noi un senso sopito di meraviglia, di stupore. Regalano insomma, un bagno di fanciullezza.
Raffaella Roversi, 2righe.it

Una prova di alto livello per tutti gli attori, perfetti e virtuosi in un meccanismo complesso e variegato di movimenti ed espressioni. (…)
Uno spettacolo assolutamente da non perdere, diverso, vero, intenso, che fa sorridere, ridere, commuovere e che porta un messaggio universale che di questi tempi si dà sempre troppo per scontato: ama finché sei in tempo.
Vittoria colli, Cosmopeople

Queen LeaR (…) è un tributo alla nostra tradizione teatrale, cinematografica e musicale, con citazioni da “Rigoletto” come dal repertorio dei generi pop ed elettronico fino alla declamazione rap.
È un’acuta e sensibile riflessione su temi di grande attualità. Ma è anche e soprattutto un’eccellente prova attoriale.
Lorena Vallieri, Corriere Spettacolo

Queen LeaR tocca le nostre corde più profonde che, nel bene o nel male, ci rendono semplicemente ed inevitabilmente umani.
Michele D’Ambrosio e Leonardo Favilli, Gufetto.press

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Il primo monologo delle Nina’s, tra grandi muse e piccole massaie, tra lo struggimento d’amore e il tempo dell’attesa.

“E magari, dopo un po’, comincia a fantasticare:
immagina che la telefonata si stia svolgendo tutta al contrario,
e che stavolta sia lui ad aspettare lei. E chissà, chissà, si chiede ancora:
c’è differenza tra l’attesa maschile e l’attesa femminile?

Vedi alla voce Alma
Vedi alla voce Alma

Il primo monologo delle Nina’s.
Nella rarefatta dimensione di una stanza, un personaggio femminile viene inseguito, smontato, cercato tra le righe del testo, in un viaggio tra uomo e donna, tra lo struggimento d’amore e il tempo dell’attesa.

Alma, a Human Voice, la versione in lingua inglese dello spettacolo, ha debuttato nel 2018 al Fringe Festival di Edimburgo, con lo stesso interprete e la traduzione di Maggie Rose.

SINOSSI
Sola in scena coi suoi fantasmi, una donna divisa tra l’amore e il disamore, tra la tragedia e la farsa, tra le grandi muse e le piccole massaie. Tenuta in vita da un filo sottile, il filo di un telefono.

Vedi alla voce Alma è un monologo drag queen che prende spunti da La voce umana di Jean Cocteau e dalla sua trasposizione in opera lirica, musicata da Francis Poulenc, ma anche da uno strano fatto di cronaca (cronaca rosa o cronaca nera, difficile dire) che ha per protagonisti una musa e un pittore: Alma Mahler e Oskar Kokoschka. Questi, da lei abbandonato, ne fece costruire una bambola a grandezza naturale. Visse con la bambola, la ritrasse, le assegnò una cameriera, la portò in pubblico, finché un giorno, ubriaco, decise di chiudere a suo modo la complicata relazione.

La protagonista di Coteau è, al contrario di Alma, una donna senza nome, senza identità. Niente di eroico in lei: il suo è un amore qualsiasi e lei stessa è, sottolinea l’autore, una “vittima mediocre”. La sua è la tragedia, probabilmente non definitiva, di un mondo non pensato per creature di sesso femminile, dominato dalla freddezza con cui a volte si liquida il sentimento puro, l’emozione che non riesce a trattenersi.

Vedi alla voce Alma

Il contrasto tra le due donne, una mediocre e una eccezionale, una distrutta e una vittoriosa, si rivela infine apparente: entrambe le storie parlano di un rapporto che ha perso la bussola, di una violenza insanabile tra due esseri umani.

NOTE DI REGIA

“Il sipario rivela una camera da delitto. Davanti al letto, per terra,
è sdraiata una donna con una lunga camicia, come assassinata. (…)
L’autore vorrebbe che l’attrice desse l’impressione di sanguinare,
di perdere il sangue come una bestia ferita,
di terminare l’atto in una camera piena di sangue
.”
dall’introduzione di Jean Cocteau a La Voce Umana

Questo lavoro nasce un’intuizione: accostare la lunga telefonata de “La voce umana” alla sofferta creazione da parte di Oskar Kokoschka di un simulacro della amata perduta, sotto forma di bambola.

Due storie che raccontano la violenza di un uomo verso una donna, violenza che si esprime in modo indiretto, ma non per questo meno brutale. Ancora, due autori che tentano di fermare un’immagine femminile, di dare forma a una donna: in un caso, Cocteau scrive un atto unico, nell’altro Kokoschka cerca di ricavare un oggetto d’arte dalla sua – vera o immaginaria – follia d’amore.

E infine, c’è un attore maschio che interpreta un personaggio femminile, o meglio che lo cerca, che lo attraversa, che lo perde e lo ritrova in continuazione. La ricerca di Alma, o dell’amore, o della forma perfetta per la rappresentazione di una donna, vanno di pari passo, si sovrappongono, si intrecciano, dialogano tra loro.

Vedi alla voce Alma

Come tradurre tutto questo in forma scenica? Non cercando a tutti i costi di comporre i contrasti, ma di accostarli, di vederli per quello che sono. Trovare e reinventare, insomma, una chiave interpretativa, giocando con gli elementi dell’estetica drag queen che sono cari alla compagnia. Questo percorso è nato anche grazie all’incontro con Daria Deflorian, attrice, regista e autrice teatrale che costruisce la sua ricerca ragionando profondamente sul linguaggio e sul rapporto dialettico tra il performer e la sua creazione.

Alessio Calciolari

CREDITI

VEDI ALLA VOCE ALMA
drammaturgia e interpretazione Lorenzo Piccolo
regia Alessio Calciolari
aiuto regia Ulisse Romanò
tutor Daria Deflorian
disegno e realizzazione luci
Andrea Violato
elementi di scena e costume Rosa Mariotti

produzione Aparte – Ali per l’Arte
co-produzione Danae Festival
con il sostegno di Fondazione Cariplo
nell’ambito del progetto fUnder 35
spettacolo selezionato da NEXT
si ringrazia IT Festival, progetto Open It

RASSEGNA STAMPA
Spettacolo originale, provocatorio, di alto livello.
★★★★ Eddie Harrison, The List

 Alma, A Human Voice è diverso da qualsiasi cosa abbia mai visto.
Le Nina’s Drag Queens sono da tenere d’occhio.
★★★★ Greta April, Arthur’s Seat

Una disamina turbolenta e sconcertante sull’amore, sulla perdita, e sulla rapidità con la quale possiamo precipitare nel più totale disorientamento.
★★★ Kirstyn Smith, Marbles Mag

Lorenzo Piccolo offre immagini eloquenti di una figura maschile che si allontana completamente dalla mascolinità stereotipata. (…) 
Alma è visivamente vivido e ricco di un profondo senso di liberazione dai lacci di una mascolinità che preferisce non provare nulla piuttosto che rischiare il dolore dell’eroina di Cocteau, e che crede che una donna che vive e respira possa in qualche modo essere sostituita da una bambola.
★★★ Joyce McMillan, The Scotsman

Sono felice di ciò che vedo: un’esplorazione intelligente e ben realizzata dei topos della “donna vittima d’amore” e della “donna musa”. 
Dorothy Max Prior, Total Theatre

Lorenzo crea momenti di sospensione statuaria che tolgono il respiro.
(…) Un fantastico pezzo di teatro.
Brian Butler, Gscene

Immagini visive e sonore commoventi. (…) Tenero e sensibile.
Caitlin A Kearney, The Skinny

 Uno spettacolo in cui l’ironia compete con l’estetica.
Tom Wicker, Fest

(Le precedenti recensioni si riferiscono alla partecipazione al Fringe Festival di Edimburgo 2018 con la versione inglese, dello spettacolo, Alma, a Human Voice)

Sorpresa! Le Nina’s Drag Queens ci hanno abituato a eccessi di ogni genere, costumi vistosissimi, trucchi esasperati, tacchi vertiginosi e invece in questo monologo tutto è misurato, composto, ironico, deliziosamente ammiccante. Lorenzo Piccolo, senza trucco, con la sua faccia da bravo ragazzo della porta accanto, racconta le due tragicissime storie con incantevole umorismo, usando con grazia pochi strumenti da drag queen, con una leggerezza, una vivacità, una scioltezza ammirevoli. Poco più di un’ora di autentico godimento.
Fausto Malcovati, Hystrio

Le Nina’s Drag Queens mettono in scena un personaggio che incarna la quintessenza della solitudine femminile.
Arianna Bianchi, Blog IT

Non mancano bravura interpretativa, adattamento drammaturgico, felici tradimenti del testo, indovinate scorribande poetiche intorno all’opera con playback esilaranti e tecnicamente perfetti. (…) Vien voglia di vedere almeno un’altra ora e mezzo di spettacolo.
Martina Parenti, Lo Sguardo di Arlecchino

Il pregio di Vedi alla voce Alma sta proprio nel lavoro sulla maschera teatrale e nella capacità trasformista di Lorenzo Piccolo che con molta disinvoltura entra-si trasforma-ed-esce dai vari “personaggi”
superando, pur contenendola, la questione di genere.
Valentina Sorte, PAC

Il pubblico ride e si lascia trasportare da una metodologia di lavoro e di interpretazione che è diventato un vero e proprio stile delle Nina’s, fatto di silenzi, – vedi la rituale preparazione della scena iniziale – e di ammiccamenti concepiti come controparti, – vedi i travestimenti – il tutto con perfetta professionalità e con tanta purezza scenica.
Andrea Bisicchia, Lo Spettacoliere

Uno spettacolo che può forse essere considerato una vera e propria interrogazione all’occhio dello spettatore: (…)
Vedi alla voce Alma si pone come invito ad accorgersi di come incontriamo il mondo mediante il parziale e privilegiato osservatorio costituito dalle sue (rap)presentazioni sceniche. Chapeau.
Michele Pascarella, Gagarin Magazine

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