VEDI ALLA VOCE ALMA

NUOVA PRODUZIONE

“Il sipario rivela una camera da delitto. Davanti al letto, per terra,
è sdraiata una donna con una lunga camicia, come assassinata. (…)
L’autore vorrebbe che l’attrice desse l’impressione di sanguinare,
di perdere il sangue come una bestia ferita,
di terminare l’atto in una camera piena di sangue.”
dall’introduzione di Jean Cocteau a La Voce Umana

Sola in scena coi suoi fantasmi, una donna che donna non è, divisa tra l’amore e il disamore, tra la tragedia e la farsa, tra le grandi muse e le piccole massaie. Tenuta in vita da un filo sottile, il filo di un telefono.

Lo spettacolo è un monologo/melologo per drag queen solista. Prende le mosse da “La voce umana” di Jean Cocteau, dalla sua trasposizione in opera lirica, musicata da Francis Poulenc, ma anche da un fatto realmente accaduto. La bella e volubile Alma Mahler, musa di tanti artisti del novecento, ebbe una tormentata relazione con il pittore Oscar Kokoschka. Questi, da lei abbandonato, ne fece costruire una bambola a grandezza naturale. Visse con la bambola, la ritrasse, le assegnò una cameriera, la portò in pubblico, finché un giorno, ubriaco, decise di dare un epilogo tragico alla vicenda. Un amore assurdo, violento, epico.

La protagonista de “La voce umana”, al contrario di Alma, è una donna senza nome, senza identità. Niente di eroico in lei, niente di speciale: questa donna è, sottolinea Cocteau, una “vittima mediocre”. Quest’atto unico è la semplicità portata all’estremo: un interno, una donna, un telefono, l’amore. Eppure è diventato un vero e proprio topos, ha cambiato per sempre la storia del teatro e delle attrici. Perché? Forse perché contiene qualcosa di non pacificato. La tragedia, probabilmente non definitiva, di un mondo non pensato per creature di sesso femminile, la freddezza con cui a volte si liquida il sentimento puro, l’emozione “fuori luogo” che non riesce a trattenersi.

Due figure di femminilità molto diverse: l’una libera, indipendente, musa ispiratrice e quasi personificazione stessa dell’arte; l’altra mediocre, anonima, con una spiccata tendenza al vittimismo. Entrambe tuttavia protagoniste di un rapporto che ha perso la bussola, più simile a una violenza che all’amore.

Questo è il primo esperimento di spettacolo solista da parte delle Nina’s Drag Queens.

uno spettacolo Nina’s Drag Queens
drammaturgia e interpretazione: Lorenzo Piccolo
regia: Alessio Calciolari
aiuto regia: Ulisse Romanò
disegno e realizzazione luci
: Andrea Violato
elementi di scena e costume: Rosa Mariotti

tutor: Daria Deflorian
nell’ambito della residenza artistica: Officina LachesiLAB
produzione: Aparte – Ali per l’Arte
co-produzione: Danae Festival

con il sostegno di

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nell’ambito del progetto

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spettacolo selezionato da
Next – Laboratorio delle idee ed. 2016/17

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si ringrazia It Fstival, progetto Open It

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