STORIA DELLE NINA’S DRAG QUEENS


“Non penso mai a me stesso come ad un uomo o ad una donna, quando sono travestito.
Sono solo un attore che interpreta una donna. 
Il mio compito è quello di rappresentare una donna, 
sapendo che il pubblico sa che quella è una femmina. 
Questo è il fulcro dello scherzo.” 
R. Baker

COMPAGNIA

La compagnia delle Nina’s Drag Queens è composta da attori e danzatori che hanno trovato nel personaggio Drag Queen la chiave espressiva per portare avanti una loro idea di teatro.

Nata nel 2007 a Milano, presso il Teatro Ringhiera da un’idea di Fabio Chiesa, è guidata da Francesco Micheli, direttore artistico e regista. Alcuni degli spettacoli messi in scena dal gruppo: Spanish Nostalgia, La filosofia del Boudoir, Tra(ns)viata, Nina’s Radio Night. Partendo dal genere della “rivista” e dell’happening performativo, le Nina’s Drag Queens sono approdate sempre più a uno specifico teatrale, arrivando recentemente a scomodare i classici: è il caso de “Il Giardino delle Ciliegie”.

La compagnia è attiva anche sul fronte della formazione: dal 2009 propone laboratori per chiunque – uomo o donna, professionista teatrale o amatore – voglia provare a stare su un palco nei panni di una drag queen.

POETICA

Noi abbiamo in mente i musical con Ester Willliams, i programmi del sabato sera, le feste barocche alla corte dei Medici, i video di Madonna, il Living Theatre, i film di David Lynch e i capelli di Moira Orfei… vogliamo essere tutte queste cose, non possiamo, ma tentiamo lo stesso.

Le voci delle canzoni che cantiamo non sono le nostre.

Le parole che pronunciamo, non sono nostre.

Le abbiamo strappate a un contesto per farle rinascere in un altro, del tutto diverso. Un universo dove il teatro è contaminato con il cinema, il pop, l’opera lirica, dove coesistono la soubrette e la grande diva, le canzoni di Raffaella Carrà e le arie di Giuseppe Verdi.

Siamo imitatrici prima che attrici, ammiratrici sfegatate, collezioniste in erba, manipoliamo il già esistente e lavoriamo per associazione di idee, per costruzioni di immagini che dialogano con altre immagini. Il playback e il citazionismo si trasformano così nel nostro mezzo espressivo, la voce di altri artisti nella nostra voce, fatta di frammenti. È un procedimento ironico, che nega sé stesso, che è sempre, anche, portatore di un punto di vista su quello che rappresenta, dando luogo a una sovrapposizione di senso. Non rappresentiamo tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna. Cerchiamo di afferrarne le piccole e grandi frenesie, gli eccessi, il sentimento nascosto. E se prendiamo in giro la purezza di quel sentimento, è per renderlo ancora più visibile sulla scena, per renderlo vero.

Le drag queen abitualmente si esibiscono come soliste con numeri in playback, o come presentatrici e animatrici in serate di cabaret e varietà. Noi abbiamo sempre lavorato invece su un’idea di gruppo, di coro, e su una specificità teatrale.

Il nostro lavoro assomiglia a quello del clown: indossiamo un costume, una maschera di trucco, andiamo a toccare la comicità, spesso rischiamo il ridicolo. Ma, come accade per la vera clownerie, non si tratta solo di questo: una Drag Queen, per come la intendiamo noi, deve poter far ridere, sì, ma anche emozionare, turbare, e perché no, commuovere.

“Questo enorme femminismo rovesciato, questa diva sbelleggiata ed adorata contemporaneamente, questo trionfo del trucco e del falso, è un canto d’amore irresistibile alla femminilità, quasi sottratta al suo sesso per assurgere ad una dimensione di assoluto della fantasticheria e della fantasia. E insieme è un canto d’amore al teatro, perché ogni travestito, geniale o modesto, compie sempre un atto di spettacolo puro di agghiacciante bellezza, non esistendo forse finzione più radicalmente disperata e utopistica della sua.”
G. Buttafava

 

storia

Milano, Teatro Ringhiera, 23 dicembre 2007, nascono le NINA’S DRAG QUEENS